Fra sette giorni scatta il campionato e, a giudicare dall’aria che tira fra gli addetti ai lavori, Milan, Inter, Roma, Juve e Lazio sono indiziate di essere le cinque squadre in lizza per i primi quattro posti. E il Napoli? Dove può arrivare la nuova, rivoluzionata e rivoluzionaria versione di SSC Napoli che sta per Spalletti Sostiene Calcio Napoli? Perché qui sta il punto e qui si misurerà ancora una volta la bravura del tecnico toscano. Il futuro è nelle sue mani e, di certo, egli è consapevole di affrontare una delle sfide più intriganti, al tempo stesso più ardue di una grande carriera. Per amore o per forza, Spalletti ha perso Insigne, Ospina, Mertens e Koulibaly, cioè la spina dorsale della sua formazione capace di arrivare terza nell’ultimo torneo, vantando con il Milan la miglior difesa ed entrando in Europa per la tredicesima volta consecutiva. Il tecnico è il primo testimone del radicale cambiamento di rotta impresso da de Laurentiis: via i veterani, taglio al monte stipendi, ingaggio di giocatori giovani e ricchi di talento, anche se alcuni fra loro neofiti assoluti della massima serie. A cominciare da Khvicha Kvaratskhelia e Mathias Olivera, con l’eccezione di Leo Ostigard che quindici presenze nel Genoa le ha collezionate, mentre Gianluca Gaetano è arrivato sino a sei in maglia partenopea, prima di essere lanciato in orbita dalla splendida, ultima esperienza cremonese. Alessio Zerbin, invece, ha già debuttato addirittura in Nazionale senza essere passato dall’esordio in A.

Eppure. Eppure, sebbene ancora palpabile il rammarico dei tifosi per l’addio al Quartetto Storico, ci sono alcune buone ragioni per ritenere che il nuovo Napoli meriti una considerazione maggiore di quanto non gli venga accreditata sinora. In primis, il valore di Spalletti. Che abbia accettato la svolta di ADL obtorto collo, l’abbia condivisa in parte o in tutto, a una settimana dal via non conta più. Conta ciò che Spalletti sa e vuole fare. Importa l’idea di Napoli che l’allenatore ha in testa e presenterà a Verona il giorno di Ferragosto, forte del brillante primo impatto di Kvaratskhelia, ala d’antico e raro stampo; dell’ingresso in gruppo di Kim il quale, a giudicare dalle referenze, in comune con Koulibaly non ha soltanto la k, come Kepa (con l’auspicio che il basco valga anche solo la metà degli 80 milioni pagati dal Chelsea all’Athletic Bilbao nel 2018). E poi c’è un centrocampo che, se da qui al primo settembre resta così com’è, vanta interpreti del calibro di Anguissa, Demme, Zielinski, Fabian Ruiz, Lobotka, alle spalle dell’attacco imperniato su Osimhen, Lozano con la variabile Raspadori.

Sotto l’aspetto psicologico e dell’unità del gruppo, felice è stata la scelta del campione d’Europa Giovanni Di Lorenzo, 29 anni, quale nuovo capitano: una promozione meritata sul campo con le 137 presenze in maglia azzurra e un rendimento che ne ha fatto uno dei migliori interpreti del ruolo. Ultimo, ma non meno importante, c’è un giocatore non reperibile sul mercato che, tuttavia, a Spalletti serve come non mai: si chiama Tempo. È il rinforzo assicurabile al tecnico solo da tifosi e società, purché non pretendano tutto e subito da lui. Molto ha già dato, ancora di più può dare. Ma non dipende soltanto da Spalletti.

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